Téchne P.A. L’importanza di far parte di una Associazione quando le distanze ci separano.

Nel momento dell’#emergenzanazionale il bisogno di appartenenza ad un Comunità diventa più necessario. Quella che è in corso è una tragedia mondiale, una #guerra atroce che stiamo combattendo con #armi non convenzionali. Così la #pandemia ci ha imposto un ripensamento anche dell’organizzazione del lavoro, un #reset del sistema operativo che segnerà in maniera indelebile i processi funzionali della #pubblicaamministrazione. Un #refresh necessario per continuare a garantire alla cittadinanza quei #serviziessenziali ai quali non è possibile rinunciare neanche in un momento così difficile per il #Paese.

Da sempre siamo abituati a gestire l’#urgenza e risponderemo adeguatamente anche oggi che ci viene chiesto uno sforzo particolare, chi sul campo e chi in #smartworking, anche mettendo a disposizione le nostre dotazioni personali.

Certamente il nostro contributo non è paragonabile a quello dei #medici e di tutti i #sanitari che stanno affrontando questa emergenza in #trincea, rischiando ogni giorno la propria vita.

Ma è un nostro preciso dovere partecipare dalla seconda linea, mettendo a disposizione la nostra #professionalità. Proprio ora che il distanziamento sociale ci divide più che mai, dobbiamo tornare ad unirci, a fare #rete per condividere obiettivi comuni.

Per rivendicare con maggiore incisività le nostre idee e l’importanza del nostro ruolo, dobbiamo però crescere ! Nell’interesse dell’intera categoria ci serve la forza di tutti i colleghi inquadrati in un profilo tecnico della pubblica amministrazione, che invitiamo ad unirsi alla nostra Associazione proprio ora che ci viene chiesto il massimo sforzo.

Restare isolati, come molti di noi hanno potuto constatare in quasi venticinque anni di lavoro al servizio dello #Stato, non paga e non è utile ne alla qualità del servizio pubblico erogato, ne al riconoscimento della professionalità dell’intera categoria.

E’ stato fatto tanto ma ci serve più forza e solo nuove e numerose adesioni possono darcela. Solo insieme possiamo farcela !

Chi è appena entrato nella #PA, come i nostri giovani #ingegneri, #architetti, #geometri e #periti, lo sa bene, visto che è stato catapultato a risolvere problematiche annose, in contesti lavorativi affatto funzionali, senza mezzi, ne adeguate risorse finanziarie.

Téchne P.A. promuove le azioni di #qualità, il miglioramento delle strutture organizzative, la #programmazione e la #progettazione e tutte le attività utili a migliorare il servizio della #PA. Allo stesso tempo vuole essere un punto di riferimento per una categoria professionale, quella dei #tecnicidellaPA, che è abituata da sempre a lavorare per finalizzazione di “progetti” e non per semplice esecuzione di “adempimenti” e che, pertanto, merita adeguati riconoscimenti contrattuali commisurati all’efficacia delle proprie azioni.

Il Consiglio Direttivo di #technepa desidera pertanto infondere la speranza che si può e si deve far crescere la nostra categoria, anche in un momento così drammatico, in cui ci viene chiesto senso di responsabilità, proprio a noi che ne abbiamo da vendere.

Appena finirà questa #emergenza, appena ci saremo liberati dall’incubo del #coronavirus, dovremo farci trovare pronti per partire con le nostre iniziative, INSIEME!

SOLO INSIEME POSSIAMO CRESCERE

VAI ALLA PAGINA WEB PER SAPERNE DI PIÙ

@ingminotti

L’IMPORTANZA DI UNA BUROCRAZIA EFFICIENTE PER LA GESTIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI

Come ben noto il settore degli appalti pubblici costituisce un asset di primaria importanza per l’economia nazionale, da sempre al centro del dibattito sia politico, sia della società civile. La materia si presenta particolarmente delicata in quanto richiede una speciale attenzione al corretto utilizzo delle risorse da parte delle stazioni appaltanti, alla selezione degli operatori economici, ai criteri di trasparenza e non discriminazione nelle procedure di affidamento dei contratti, senza parlare delle attività di prevenzione e repressione di potenziali fenomeni corruttivi.

L’efficacia dell’azione tecnico-amministrativa connessa alla progettazione e realizzazione di una commessa pubblica, non può che essere subordinata alla capacità delle stazioni appaltanti e degli operatori economici di interagire in un contesto caratterizzato da un approccio manageriale, ispirato alla qualità, nonché alla cultura e comprensione della responsabilità che ognuno degli attori del processo ha nei riguardi della collettività, per far sì che gli obiettivi programmati corrispondano ai reali bisogni dei cittadini.

La disponibilità di un tale contesto organizzativo ed operativo, strutturato in reti di stazioni appaltanti ed imprese seriamente qualificate non è cosa da poco in quanto non passa solo attraverso la qualificazione e la buona volontà degli operatori, ma soprattutto da un decisivo cambio di mentalità e culturale, che richiede un notevole impegno in special modo nelle attività formative, informative e di sensibilizzazione, più che sulla iper-produzione di norme e regolamenti, troppo spesso emanati frettolosamente, con l’effetto di disorientare piuttosto che orientare.

Ciclicamente e ormai oserei dire costantemente gli stakeholders lamentano lo sconcerto di fronte alla confusione che il legislatore ha operato attraverso l’emanazione e la parallela abrogazione delle fonti normative che disciplinano la materia degli appalti pubblici, passando repentinamente da un rigido approccio regolatorio, ancorato storicamente a norme vincolanti, a un impianto giuridico caratterizzato da regole leggere e non vincolanti.

Un simile e radicale cambiamento avrebbe dovuto essere anticipato da una seria qualificazione delle stazioni appaltanti che, in un contesto di soft-law, sono chiamate ad una maggiore responsabilità nelle decisioni, il che teoricamente potrebbe anche costituire l’occasione per lo snellimento e la sburocratizzazione delle procedure. Purtroppo, nulla è stato fatto a tal riguardo, il tema della qualificazione delle stazioni appaltanti è rimasto lettera morta e l’effetto è stato esclusivamente quello di ingenerare negli operatori pubblici confusione e incertezza. In tale contesto non di rado prevale la politica del non fare rispetto all’agire; intraprendere azioni che portano alla concreta realizzazione di progetti e opere pubbliche, infatti, è sempre più spesso sentito, da parte dei funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione, solo come fonte di rischio di responsabilità erariali o addirittura penali.

Una tale deriva è quanto di più dannoso ci si possa augurare ed è proprio per questo che diventa sempre più pressante l’esigenza di individuare le criticità del sistema e rimuoverle, affinché processi e procedimenti tecnico-amministrativo di un appalto pubblico tornino ad essere governati da apparati burocratici efficienti ed efficaci.

L’innovazione digitale delle PA, attraverso l’utilizzo di piattaforme integrate di gestione dei dati e delle informazioni, unitamente ad una costante e seria azione formativa erogata a favore di funzionari delle stazioni appaltanti e parallelamente agli operatori economici che erogano servizi verso la p.a., nonché l’offerta di momenti di confronto attraverso seminari e convegni sui temi specialistici del mondo degli appalti pubblici, costituiscono infine fattori imprescindibili per un significativo miglioramento del sistema,  con benefiche ricadute sia per l’operato della parte pubblica, sia per il lavoro di imprese e professionisti.

Per queste ragioni – in questo campo – più che la sterile azione del legislatore, è il dibattito pubblico tra tecnici, esperti nel campo giuridico-economico e cittadini, che potrà contribuire a far convergere la qualità attesa con quella erogata, in altre parole a rendere efficiente il sistema organizzativo deputato alla gestione degli appalti pubblici, che poi è quello che ogni cittadino si aspetta dalla PA.

#contrattipubblici #dlgs50 #codicecontratti #appaltipubblici #pubblicaamministrazione #pa
#technepa

@ingminotti

LA NECESSITÀ DI UN RINASCIMENTO DELLA PA

Un recente studio dell’Associazione Artigiani e piccole imprese di Mestre (vedi link allegato) sostiene che gli sprechi nella pubblica amministrazione hanno un peso superiore e finanche doppio rispetto all’evasione fiscale.

Sulla questione di impone una riflessione: gli sprechi nella Pubblica Amministrazione sono addebitabili in massima parte all’incapacità della stessa di offrire servizi realmente utili a soddisfare i bisogni della cittadinanza.

Lo sa bene, ad esempio, chi si scontra con le inefficienze della (cattiva) burocrazia, chi vanta crediti commerciali con la PA, chi vive in zone scarsamente infrastrutturate, chi subisce le lungaggini della giustizia e di una spesa pubblica inefficace, chi si scontra con i problemi della sanità pubblica e chi non può godere di un efficace trasporto pubblico locale.

In tutto circa 200 miliardi di euro di sprechi che, come detto, creano più danni ai privati cittadini dell’intera evasione delle tasse (stimata in circa 100 miliardi).

Tutto ciò è certamente addebitabile in massima parte a strutture organizzative mal gestite, ad una dirigenza pubblica inadeguata, ad organici ridotti, anziani e demotivati. Poi c’è anche il fenomeno della corruzione e dell’italico vizietto di fregare il prossimo, di sbarcare il lunario facendo il meno possibile (i statali fannulloni, i giovani bamboccioni e chi più ne ha più ne metta).

Secondo me, però, questa seconda parte di motivazioni sono una conseguenza diretta delle storture organizzative della PA.

L’uomo è un essere abitudinario e che si adatta al contesto circostante, quindi chi si trova ad operare all’interno di uffici inefficaci si uniforma all’andazzo ed anzi, in genere, è lo stesso ambiente lavorativo che – se non lo fa – tende ad espellerlo.

Perché le cose cambino bisogna ribaltare completamente l’approccio.

Basterebbe prendere una minima parte di quei 200 mld bruciati ogni anno dalla PA e investirli massicciamente e “strutturalmente” per l’ammodernamento degli Uffici pubblici, valorizzando quanto di buono già esiste ma che rimane fatalmente nell’ombra.

Qualità dei servizi erogati, rispetto dei costi preventivati e scadenze certe. Valutazioni reali del raggiungimento dei risultati attesi e della performance organizzativa (basti pensare che nella maggioranza dei casi, oggi, sono i stessi dirigenti a scriversi i propri obiettivi ?!?).

Questo richiede certamente l’impegno e il cambio di mentalità degli operatori pubblici, dal mega-manager all’ultimo degli impiegati. Ma anche: il rinforzo degli organici, una idonea e costante formazione dei dipendenti, la disponibilità di luoghi di lavoro e di strumentazioni adeguati, la disponibilità di sistemi e reti informative all’avanguardia, attraverso le quali massimizzare la sinergia tra le professionalità interne e tra queste e i cittadini.

Inutile, quindi, aspettarsi miracoli. Finché le regole di funzionamento e l’apparato organizzativo della pubblica amministrazione italiana non saranno completamente rivisti, non potremo competere nel campionato di serie A delle economie mondiali.

E questo costituisce un problema di sopravvivenza del nostro Paese all’interno del mercato globale, che chi ha responsabilità di governance ha il dovere di prendere in seria considerazione, trovando la strada per il Rinascimento della nostra P.A. !

@ingminotti

Pubblica Amministrazione, sprechi per 200 miliardi: l’inefficienza ci costa più dell’evasione

Game-over ?

Da uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani emergono risultati sull’età dei dipendenti pubblici italiani nel contesto internazionale abbastanza inquietanti. Senza ripetere ciò che è ben spiegato nel suddetto studio (link allegato) viene spontaneo domandarsi: “cosa succederà allorquando i nativi digitali, attraverso un inevitabile repentino turn-over, dovranno dare il cambio ad anziani e ormai demotivati funzionari e dirigenti – magari restii all’utilizzo delle nuove tecnologie – ma sicuramente dotati di maggiore esperienza nella “governance” della P.A. ?”. Mi spaventa più la inevitabile brusca modalità di transizione che il gap generazionale: non vorrei vedere, infatti, i manager del futuro condurre la P.A. utilizzando i tablet alla stregua delle clave ! Game over ?

Osservatorio sui conti pubblici italiani

Inizia con un blog su WordPress.com.

Su ↑