Indirizzi per l’omogenea applicazione e ricorso da parte delle stazioni appaltanti alle funzioni del CCT nella fase antecedente all’esecuzione del contratto, previsto all’articolo 6, comma 5, del D.L. 16 luglio 2020 n. 76, convertito in legge 120/2020.

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma interviene con le linee di indirizzo

L’art. 6 comma 5 del DL 76/2020 prevede la possibilità da parte delle stazioni appaltanti di costituire un Collegio Consultivo Tecnico già nella fase antecedente all’esecuzione del contratto. Tale particolare tipologia di CCT è volta a rispondere all’esigenza delle stazioni appaltanti di poter fruire di uno strumento di ausilio, appositamente previsto dalla legge, non solo per velocizzare, ma anche per garantire una più elevata performance delle prestazioni delle Stazioni Appaltanti e dei Commissari Straordinari nelle fasi propedeutiche alla stipulazione dei contratti. Infatti, è proprio nella sottovalutazione di tali steps procedimentali che spesso si annidano criticità, maggiori costi e dilatazione dei tempi nella realizzazione delle opere pubbliche.

L’istituzione del CCT, anche nella fase antecedente l’esecuzione del contratto, è pertanto da ritenersi essenziale per garantire l’efficace e sollecito affidamento dei lavori, in special modo per le opere particolarmente complesse, come quelle strategiche volte al rilancio Paese, tra le quali saranno ricomprese quelle del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), da finanziarsi con le risorse del Recovery Fund.

Ma non solo, anche le piccole o meno organizzate stazioni appaltanti potranno usufruire di un tale supporto specialistico tenuto conto che per la costituzione del CCT comma 5 non sono previsti limiti di importo dei lavori da affidare.

Il CCT, in tale ambito, opera come organismo consultivo della stazione appaltante, per supportare il responsabile del procedimento nelle scelte da operare sul piano tecnico-giuridico e per fornire tempestivamente, stante  l’attuale stato di incompletezza del Codice dei Contratti, pareri ”ivi comprese le determinazioni delle caratteristiche delle opere e le altre clausole e condizioni del bando o dell´invito, nonché la verifica del possesso dei requisiti di partecipazione dei criteri di selezione e di aggiudicazione”.

Il CCT potrà quindi operare per il superamento delle incertezze interpretative sulle regole applicabili nella fase che precede l’esecuzione dei lavori, questi ultimi potenzialmente originati dall’interpretazione delle diverse ed eterogenee fonti normative, regolamentari e di soft law che disciplinano la materia dei lavori pubblici o che potrebbero sopravvenire in corso delle procedure ante esecuzione lavori.

Premiare la qualità nella Pubblica Amministrazione

L’incentivo per funzioni tecniche.

Nel numero 3S/2020 della Rivista IOROMA, appena uscito, si torna a parlare di incentivi per funzioni tecniche. Sono ormai sette anni (se si considera il periodo transitorio 2014-2016 che ha preceduto l’entrata in vigore del d.lgs. 50/2016) che i pubblici dipendenti delle amministrazioni aggiudicatrici dello Stato attendono un Regolamento sulla base del quale possano vedersi riconosciuti emolumenti sulla base di criteri di produttività, risultato, raggiungimento degli obiettivi e qualità del servizio prestato alla collettività. Ma questi criteri non sembrano essere stati di interesse dei vertici politici che si sono avvicendati in questi anni alla guida della Nazione. E allora l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma che crede invece nel valore delle azioni di qualità propone e mette a disposizione delle Autorità una metodologia concreta per valorizzare il capitale umano e superare lo stallo che si è generato. Credo che in questo particolare momento, nel quale ci giochiamo gran parte del nostro futuro attraverso il corretto impiego delle ingenti risorse del Recovery Fund, ancor di più abbiamo bisogno di una PA efficiente ed efficace e che proprio strumenti come quello dell’incentivo per funzioni tecniche costituiscono le giuste leve per affrontare le pesanti sfide che ci aspettano. Nella speranza di un cambio di passo del Governo Draghi rispetto all’operato dei suoi predecessori.

Grazie al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma Ing. Carla Cappiello, al Vice Presidente Ing. Massimo Cerri, al Coordinatore del Comitato Tecnico Appalti Pubblici della Fondazione Ing. Tullio Russo, allo studio legale Cancrini Partners e al Direttore Editoriale della Rivista IOROMA Ing. Francesco Marinuzzi per il sostegno che stanno a questa importante azione, per una P.A. al passo con le necessità presenti e future del nostro Paese.

Buona lettura.

LA VERITÀ SUL RILANCIO DELLE OPERE PUBBLICHE IN ITALIA

Tra leggi inutili e riforme necessarie, prima e dopo la pandemia

Come ben noto, il settore degli appalti pubblici costituisce un asset di primaria importanza per l’economia nazionale, da sempre al centro del dibattito sia politico, sia della società civile. La materia si presenta particolarmente delicata in quanto richiede una speciale attenzione al corretto utilizzo delle risorse da parte delle stazioni appaltanti, alla selezione degli operatori economici, ai criteri di trasparenza e non discriminazione nelle procedure di affidamento dei contratti, senza parlare delle attività di prevenzione e repressione di potenziali fenomeni corruttivi.
L’efficacia dell’azione tecnico-amministrativa connessa alla progettazione e realizzazione di una commessa pubblica, non può che essere subordinata alla capacità delle stazioni appaltanti e degli operatori economici di interagire in un contesto caratterizzato da un approccio manageriale, ispirato alla qualità, nonché alla cultura e comprensione della responsabilità che ognuno degli attori del processo ha nei riguardi della collettività, per far sì che gli obiettivi programmati corrispondano ai reali bisogni dei cittadini.

Rivista 1S-2020 – Io Roma (ording.roma.it)

Téchne P.A. L’importanza di far parte di una Associazione quando le distanze ci separano.

Nel momento dell’#emergenzanazionale il bisogno di appartenenza ad un Comunità diventa più necessario. Quella che è in corso è una tragedia mondiale, una #guerra atroce che stiamo combattendo con #armi non convenzionali. Così la #pandemia ci ha imposto un ripensamento anche dell’organizzazione del lavoro, un #reset del sistema operativo che segnerà in maniera indelebile i processi funzionali della #pubblicaamministrazione. Un #refresh necessario per continuare a garantire alla cittadinanza quei #serviziessenziali ai quali non è possibile rinunciare neanche in un momento così difficile per il #Paese.

Da sempre siamo abituati a gestire l’#urgenza e risponderemo adeguatamente anche oggi che ci viene chiesto uno sforzo particolare, chi sul campo e chi in #smartworking, anche mettendo a disposizione le nostre dotazioni personali.

Certamente il nostro contributo non è paragonabile a quello dei #medici e di tutti i #sanitari che stanno affrontando questa emergenza in #trincea, rischiando ogni giorno la propria vita.

Ma è un nostro preciso dovere partecipare dalla seconda linea, mettendo a disposizione la nostra #professionalità. Proprio ora che il distanziamento sociale ci divide più che mai, dobbiamo tornare ad unirci, a fare #rete per condividere obiettivi comuni.

Per rivendicare con maggiore incisività le nostre idee e l’importanza del nostro ruolo, dobbiamo però crescere ! Nell’interesse dell’intera categoria ci serve la forza di tutti i colleghi inquadrati in un profilo tecnico della pubblica amministrazione, che invitiamo ad unirsi alla nostra Associazione proprio ora che ci viene chiesto il massimo sforzo.

Restare isolati, come molti di noi hanno potuto constatare in quasi venticinque anni di lavoro al servizio dello #Stato, non paga e non è utile ne alla qualità del servizio pubblico erogato, ne al riconoscimento della professionalità dell’intera categoria.

E’ stato fatto tanto ma ci serve più forza e solo nuove e numerose adesioni possono darcela. Solo insieme possiamo farcela !

Chi è appena entrato nella #PA, come i nostri giovani #ingegneri, #architetti, #geometri e #periti, lo sa bene, visto che è stato catapultato a risolvere problematiche annose, in contesti lavorativi affatto funzionali, senza mezzi, ne adeguate risorse finanziarie.

Téchne P.A. promuove le azioni di #qualità, il miglioramento delle strutture organizzative, la #programmazione e la #progettazione e tutte le attività utili a migliorare il servizio della #PA. Allo stesso tempo vuole essere un punto di riferimento per una categoria professionale, quella dei #tecnicidellaPA, che è abituata da sempre a lavorare per finalizzazione di “progetti” e non per semplice esecuzione di “adempimenti” e che, pertanto, merita adeguati riconoscimenti contrattuali commisurati all’efficacia delle proprie azioni.

Il Consiglio Direttivo di #technepa desidera pertanto infondere la speranza che si può e si deve far crescere la nostra categoria, anche in un momento così drammatico, in cui ci viene chiesto senso di responsabilità, proprio a noi che ne abbiamo da vendere.

Appena finirà questa #emergenza, appena ci saremo liberati dall’incubo del #coronavirus, dovremo farci trovare pronti per partire con le nostre iniziative, INSIEME!

SOLO INSIEME POSSIAMO CRESCERE

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@ingminotti

Emergenza #coronavirus e ricorso alle procedure di #urgenza per l’affidamento degli #appalti della #PA.

In questi giorni difficili, dove tutti siamo impegnati ad affrontare l’emergenza sanitaria in atto e far fronte alla #pandemia dovuta al contagio del #covid19, il Presidente del Consiglio dei Ministro #giuseppeconte ha emanato una serie di #dpcm per lo più mirati a garantire il distanziamento sociale e adeguati sostegni finanziari a #imprese e #famiglie.

Le azioni poste in atto sono sensate e hanno avuto l’avallo della comunità scientifica nonché di tutte le forze politiche. Anzi c’è chi ritiene che sia necessario un’ulteriore giro di vite attraverso la chiusura totale di #industrie, #trasporti e #cantieri. Tutto lo sforzo comunque è teso ad evitare i contatti tra le persone e rafforzare il sistema sanitario nazionale.

L’emergenza #coronavirus non può però costituire l’escamotage per l’inappropriato utilizzo delle norme e il ricorso indiscriminato e ingiustificato a procedure di urgenza e somma urgenza per l’affidamento degli #appalti della #PA.

L’#emergenza di #protezionecivile infatti impone certamente deroghe al sistema di procurement di #lavori #forniture e #servizi della #pubblicaamministrazione, ma nei limiti del perimetro delle regole e delle deroghe definite nelle #ordinanze, senza per questo dimenticare e calpestare l’insieme delle fonti ordinarie che regolano ogni settore della nostra vita.

La dichiarazione e definizione dello stato di #emergenzanazionale è una precisa responsabilità di chi ci governa; ma, pur nell’urgenza di prendere decisioni difficili, le scelte debbono essere improntate alla fermezza ma anche alla lucidità; l’ansia da prestazione in questi casi non può esistere perché occorre innanzitutto ridurre al minimo la possibilità di errori, ma anche continuare a garantire parità di trattamento, non discriminazione e la stessa sopravvivenza degli operatori economici.

Troppe volte in passato abbiamo assistito a gestioni commissariali che, con la scusa dell’emergenza, non hanno fatto altro che portare acqua al mulino privato, facendo allo stesso tempo macerie della cosa pubblica.

Pertanto, SI a regole puntuali per far fronte alla #pandemia, anche con deroghe e procedure di urgenza e somma urgenza, ma solo ed esclusivamente per porre rimedio ai danni provocati dal #virus.

NO invece all’utilizzo indiscriminato delle deroghe e all’inappropriata applicazione delle norme per tutto ciò che può essere gestito attraverso l’ordinaria amministrazione.

Se vogliamo uscire da questo tunnel e ripartire più forti di prima, dobbiamo evitare la barbarie istituzionale e salvaguardare le regole di convivenza civile.

Solo così #andratuttobene.

@ingminotti

#andràtuttobene

LA NECESSITÀ DI UN RINASCIMENTO DELLA PA

Un recente studio dell’Associazione Artigiani e piccole imprese di Mestre (vedi link allegato) sostiene che gli sprechi nella pubblica amministrazione hanno un peso superiore e finanche doppio rispetto all’evasione fiscale.

Sulla questione di impone una riflessione: gli sprechi nella Pubblica Amministrazione sono addebitabili in massima parte all’incapacità della stessa di offrire servizi realmente utili a soddisfare i bisogni della cittadinanza.

Lo sa bene, ad esempio, chi si scontra con le inefficienze della (cattiva) burocrazia, chi vanta crediti commerciali con la PA, chi vive in zone scarsamente infrastrutturate, chi subisce le lungaggini della giustizia e di una spesa pubblica inefficace, chi si scontra con i problemi della sanità pubblica e chi non può godere di un efficace trasporto pubblico locale.

In tutto circa 200 miliardi di euro di sprechi che, come detto, creano più danni ai privati cittadini dell’intera evasione delle tasse (stimata in circa 100 miliardi).

Tutto ciò è certamente addebitabile in massima parte a strutture organizzative mal gestite, ad una dirigenza pubblica inadeguata, ad organici ridotti, anziani e demotivati. Poi c’è anche il fenomeno della corruzione e dell’italico vizietto di fregare il prossimo, di sbarcare il lunario facendo il meno possibile (i statali fannulloni, i giovani bamboccioni e chi più ne ha più ne metta).

Secondo me, però, questa seconda parte di motivazioni sono una conseguenza diretta delle storture organizzative della PA.

L’uomo è un essere abitudinario e che si adatta al contesto circostante, quindi chi si trova ad operare all’interno di uffici inefficaci si uniforma all’andazzo ed anzi, in genere, è lo stesso ambiente lavorativo che – se non lo fa – tende ad espellerlo.

Perché le cose cambino bisogna ribaltare completamente l’approccio.

Basterebbe prendere una minima parte di quei 200 mld bruciati ogni anno dalla PA e investirli massicciamente e “strutturalmente” per l’ammodernamento degli Uffici pubblici, valorizzando quanto di buono già esiste ma che rimane fatalmente nell’ombra.

Qualità dei servizi erogati, rispetto dei costi preventivati e scadenze certe. Valutazioni reali del raggiungimento dei risultati attesi e della performance organizzativa (basti pensare che nella maggioranza dei casi, oggi, sono i stessi dirigenti a scriversi i propri obiettivi ?!?).

Questo richiede certamente l’impegno e il cambio di mentalità degli operatori pubblici, dal mega-manager all’ultimo degli impiegati. Ma anche: il rinforzo degli organici, una idonea e costante formazione dei dipendenti, la disponibilità di luoghi di lavoro e di strumentazioni adeguati, la disponibilità di sistemi e reti informative all’avanguardia, attraverso le quali massimizzare la sinergia tra le professionalità interne e tra queste e i cittadini.

Inutile, quindi, aspettarsi miracoli. Finché le regole di funzionamento e l’apparato organizzativo della pubblica amministrazione italiana non saranno completamente rivisti, non potremo competere nel campionato di serie A delle economie mondiali.

E questo costituisce un problema di sopravvivenza del nostro Paese all’interno del mercato globale, che chi ha responsabilità di governance ha il dovere di prendere in seria considerazione, trovando la strada per il Rinascimento della nostra P.A. !

@ingminotti

Pubblica Amministrazione, sprechi per 200 miliardi: l’inefficienza ci costa più dell’evasione

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