Téchne P.A. L’importanza di far parte di una Associazione quando le distanze ci separano.

Nel momento dell’#emergenzanazionale il bisogno di appartenenza ad un Comunità diventa più necessario. Quella che è in corso è una tragedia mondiale, una #guerra atroce che stiamo combattendo con #armi non convenzionali. Così la #pandemia ci ha imposto un ripensamento anche dell’organizzazione del lavoro, un #reset del sistema operativo che segnerà in maniera indelebile i processi funzionali della #pubblicaamministrazione. Un #refresh necessario per continuare a garantire alla cittadinanza quei #serviziessenziali ai quali non è possibile rinunciare neanche in un momento così difficile per il #Paese.

Da sempre siamo abituati a gestire l’#urgenza e risponderemo adeguatamente anche oggi che ci viene chiesto uno sforzo particolare, chi sul campo e chi in #smartworking, anche mettendo a disposizione le nostre dotazioni personali.

Certamente il nostro contributo non è paragonabile a quello dei #medici e di tutti i #sanitari che stanno affrontando questa emergenza in #trincea, rischiando ogni giorno la propria vita.

Ma è un nostro preciso dovere partecipare dalla seconda linea, mettendo a disposizione la nostra #professionalità. Proprio ora che il distanziamento sociale ci divide più che mai, dobbiamo tornare ad unirci, a fare #rete per condividere obiettivi comuni.

Per rivendicare con maggiore incisività le nostre idee e l’importanza del nostro ruolo, dobbiamo però crescere ! Nell’interesse dell’intera categoria ci serve la forza di tutti i colleghi inquadrati in un profilo tecnico della pubblica amministrazione, che invitiamo ad unirsi alla nostra Associazione proprio ora che ci viene chiesto il massimo sforzo.

Restare isolati, come molti di noi hanno potuto constatare in quasi venticinque anni di lavoro al servizio dello #Stato, non paga e non è utile ne alla qualità del servizio pubblico erogato, ne al riconoscimento della professionalità dell’intera categoria.

E’ stato fatto tanto ma ci serve più forza e solo nuove e numerose adesioni possono darcela. Solo insieme possiamo farcela !

Chi è appena entrato nella #PA, come i nostri giovani #ingegneri, #architetti, #geometri e #periti, lo sa bene, visto che è stato catapultato a risolvere problematiche annose, in contesti lavorativi affatto funzionali, senza mezzi, ne adeguate risorse finanziarie.

Téchne P.A. promuove le azioni di #qualità, il miglioramento delle strutture organizzative, la #programmazione e la #progettazione e tutte le attività utili a migliorare il servizio della #PA. Allo stesso tempo vuole essere un punto di riferimento per una categoria professionale, quella dei #tecnicidellaPA, che è abituata da sempre a lavorare per finalizzazione di “progetti” e non per semplice esecuzione di “adempimenti” e che, pertanto, merita adeguati riconoscimenti contrattuali commisurati all’efficacia delle proprie azioni.

Il Consiglio Direttivo di #technepa desidera pertanto infondere la speranza che si può e si deve far crescere la nostra categoria, anche in un momento così drammatico, in cui ci viene chiesto senso di responsabilità, proprio a noi che ne abbiamo da vendere.

Appena finirà questa #emergenza, appena ci saremo liberati dall’incubo del #coronavirus, dovremo farci trovare pronti per partire con le nostre iniziative, INSIEME!

SOLO INSIEME POSSIAMO CRESCERE

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@ingminotti

IL SISTEMA DELLE #REGOLE E DELLE #DEROGHE NELLA GESTIONE DELLE #EMERGENZE

Si fa un gran parlare in questi giorni di #acquisti in #emergenza, #contrattipubblici, #inefficienza della #PA e inadeguatezza in genere della #burocrazia a fronteggiare l’avanzata del #coronavirus.
E allora dai, giù con le solite medicine: per sconfiggere il #virus servono il #vaccino della #sommaurgenza, #cure disintossicanti dalle procedure di evidenza pubblica, massicce dosi di #commissari #straordinari.
Niente di più sbagliato, in Italia queste terapie hanno sempre portato al massimo spreco delle risorse pubbliche ! Al dissanguamento delle casse #erariali, all’aumento del #debitopubblico e della #pressionefiscale sui cittadini, all’impoverimento e al fallimento delle piccole e medie #imprese.
La realtà è che la risposta #efficiente ed #efficace all’emergenza in tempo di #guerra si deve programmare adeguatamente in tempo di #pace.
È vero che le pastoie #burocratiche sono troppe, ma esistono innumerevoli realtà che nonostante la farraginosità delle regole riescono egregiamente a far funzionare gli #uffici della #PA. Un sistema pubblico totalmente basato sulla moral suasion e la fiducia totale, sulla sistematica #deroga alle #regole non può funzionare (in nessun Paese).

Bisogna saper valutare per tempo i #rischi per minimizzare i #danni, bisogna passare dalla cultura della #repressione alla cultura della #prevenzione. Non c’è alcun bisogno di demolire la #PA, bisogna unicamente canalizzare adeguatamente le eccellenze che già operano all’interno delle pubbliche amministrazioni, frequentemente relegate nei profili professionali di base piuttosto che nelle posizioni apicali. Troppo spesso, infatti, i più inadeguati sono i #dirigenti, mentre chi realmente si fa carico del funzionamento degli #ufficipubblici sono i #funzionari, che suppliscono alle carenze organizzative e intellettive dei loro superiori. Basterebbe cambiare pochi elementi per migliorare di gran lunga la #qualità del servizio, favorendo le giuste ambizioni e le prospettive di carriera a chi veramente lo merita.

Certo serve migliorare, serve far decollare la #digitalizzazione e servono massicci piani #formativi e di aggiornamento professionale, ma messo sotto stress il sistema regge senza bisogno di #guru con la bacchetta magica.

Paradossalmente proprio la recente adozione in #sommaurgenza dello #smartworking nella P.A. ne è la dimostrazione. Dopo una prima comprensibile ritrosia, infatti, centinaia se non migliaia di #dipendentipubblici hanno messo a disposizione i loro spazi e i loro device per lavorare da #casa. I primi riscontri sono davvero confortanti. Il #lavoroagile favorisce la produttività ma anche il #benessere dei dipendenti, oltre a far bene all’#Ambiente. Facciamone tesoro quando l’#emergenza sarà passata.

Emergenza #coronavirus e ricorso alle procedure di #urgenza per l’affidamento degli #appalti della #PA.

In questi giorni difficili, dove tutti siamo impegnati ad affrontare l’emergenza sanitaria in atto e far fronte alla #pandemia dovuta al contagio del #covid19, il Presidente del Consiglio dei Ministro #giuseppeconte ha emanato una serie di #dpcm per lo più mirati a garantire il distanziamento sociale e adeguati sostegni finanziari a #imprese e #famiglie.

Le azioni poste in atto sono sensate e hanno avuto l’avallo della comunità scientifica nonché di tutte le forze politiche. Anzi c’è chi ritiene che sia necessario un’ulteriore giro di vite attraverso la chiusura totale di #industrie, #trasporti e #cantieri. Tutto lo sforzo comunque è teso ad evitare i contatti tra le persone e rafforzare il sistema sanitario nazionale.

L’emergenza #coronavirus non può però costituire l’escamotage per l’inappropriato utilizzo delle norme e il ricorso indiscriminato e ingiustificato a procedure di urgenza e somma urgenza per l’affidamento degli #appalti della #PA.

L’#emergenza di #protezionecivile infatti impone certamente deroghe al sistema di procurement di #lavori #forniture e #servizi della #pubblicaamministrazione, ma nei limiti del perimetro delle regole e delle deroghe definite nelle #ordinanze, senza per questo dimenticare e calpestare l’insieme delle fonti ordinarie che regolano ogni settore della nostra vita.

La dichiarazione e definizione dello stato di #emergenzanazionale è una precisa responsabilità di chi ci governa; ma, pur nell’urgenza di prendere decisioni difficili, le scelte debbono essere improntate alla fermezza ma anche alla lucidità; l’ansia da prestazione in questi casi non può esistere perché occorre innanzitutto ridurre al minimo la possibilità di errori, ma anche continuare a garantire parità di trattamento, non discriminazione e la stessa sopravvivenza degli operatori economici.

Troppe volte in passato abbiamo assistito a gestioni commissariali che, con la scusa dell’emergenza, non hanno fatto altro che portare acqua al mulino privato, facendo allo stesso tempo macerie della cosa pubblica.

Pertanto, SI a regole puntuali per far fronte alla #pandemia, anche con deroghe e procedure di urgenza e somma urgenza, ma solo ed esclusivamente per porre rimedio ai danni provocati dal #virus.

NO invece all’utilizzo indiscriminato delle deroghe e all’inappropriata applicazione delle norme per tutto ciò che può essere gestito attraverso l’ordinaria amministrazione.

Se vogliamo uscire da questo tunnel e ripartire più forti di prima, dobbiamo evitare la barbarie istituzionale e salvaguardare le regole di convivenza civile.

Solo così #andratuttobene.

@ingminotti

#andràtuttobene

L’IMPORTANZA DI UNA BUROCRAZIA EFFICIENTE PER LA GESTIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI

Come ben noto il settore degli appalti pubblici costituisce un asset di primaria importanza per l’economia nazionale, da sempre al centro del dibattito sia politico, sia della società civile. La materia si presenta particolarmente delicata in quanto richiede una speciale attenzione al corretto utilizzo delle risorse da parte delle stazioni appaltanti, alla selezione degli operatori economici, ai criteri di trasparenza e non discriminazione nelle procedure di affidamento dei contratti, senza parlare delle attività di prevenzione e repressione di potenziali fenomeni corruttivi.

L’efficacia dell’azione tecnico-amministrativa connessa alla progettazione e realizzazione di una commessa pubblica, non può che essere subordinata alla capacità delle stazioni appaltanti e degli operatori economici di interagire in un contesto caratterizzato da un approccio manageriale, ispirato alla qualità, nonché alla cultura e comprensione della responsabilità che ognuno degli attori del processo ha nei riguardi della collettività, per far sì che gli obiettivi programmati corrispondano ai reali bisogni dei cittadini.

La disponibilità di un tale contesto organizzativo ed operativo, strutturato in reti di stazioni appaltanti ed imprese seriamente qualificate non è cosa da poco in quanto non passa solo attraverso la qualificazione e la buona volontà degli operatori, ma soprattutto da un decisivo cambio di mentalità e culturale, che richiede un notevole impegno in special modo nelle attività formative, informative e di sensibilizzazione, più che sulla iper-produzione di norme e regolamenti, troppo spesso emanati frettolosamente, con l’effetto di disorientare piuttosto che orientare.

Ciclicamente e ormai oserei dire costantemente gli stakeholders lamentano lo sconcerto di fronte alla confusione che il legislatore ha operato attraverso l’emanazione e la parallela abrogazione delle fonti normative che disciplinano la materia degli appalti pubblici, passando repentinamente da un rigido approccio regolatorio, ancorato storicamente a norme vincolanti, a un impianto giuridico caratterizzato da regole leggere e non vincolanti.

Un simile e radicale cambiamento avrebbe dovuto essere anticipato da una seria qualificazione delle stazioni appaltanti che, in un contesto di soft-law, sono chiamate ad una maggiore responsabilità nelle decisioni, il che teoricamente potrebbe anche costituire l’occasione per lo snellimento e la sburocratizzazione delle procedure. Purtroppo, nulla è stato fatto a tal riguardo, il tema della qualificazione delle stazioni appaltanti è rimasto lettera morta e l’effetto è stato esclusivamente quello di ingenerare negli operatori pubblici confusione e incertezza. In tale contesto non di rado prevale la politica del non fare rispetto all’agire; intraprendere azioni che portano alla concreta realizzazione di progetti e opere pubbliche, infatti, è sempre più spesso sentito, da parte dei funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione, solo come fonte di rischio di responsabilità erariali o addirittura penali.

Una tale deriva è quanto di più dannoso ci si possa augurare ed è proprio per questo che diventa sempre più pressante l’esigenza di individuare le criticità del sistema e rimuoverle, affinché processi e procedimenti tecnico-amministrativo di un appalto pubblico tornino ad essere governati da apparati burocratici efficienti ed efficaci.

L’innovazione digitale delle PA, attraverso l’utilizzo di piattaforme integrate di gestione dei dati e delle informazioni, unitamente ad una costante e seria azione formativa erogata a favore di funzionari delle stazioni appaltanti e parallelamente agli operatori economici che erogano servizi verso la p.a., nonché l’offerta di momenti di confronto attraverso seminari e convegni sui temi specialistici del mondo degli appalti pubblici, costituiscono infine fattori imprescindibili per un significativo miglioramento del sistema,  con benefiche ricadute sia per l’operato della parte pubblica, sia per il lavoro di imprese e professionisti.

Per queste ragioni – in questo campo – più che la sterile azione del legislatore, è il dibattito pubblico tra tecnici, esperti nel campo giuridico-economico e cittadini, che potrà contribuire a far convergere la qualità attesa con quella erogata, in altre parole a rendere efficiente il sistema organizzativo deputato alla gestione degli appalti pubblici, che poi è quello che ogni cittadino si aspetta dalla PA.

#contrattipubblici #dlgs50 #codicecontratti #appaltipubblici #pubblicaamministrazione #pa
#technepa

@ingminotti

SULLA MANCATA INDICAZIONE DEI COSTI DELLA MANODOPERA NELLA FASE DI GARA DI UN APPALTO PUBBLICO

Circa il fatto che un operatore economico che non ha esplicitato i costi della manodopera nell’offerta presentata per la partecipazione ad un appalto pubblico, sia sempre e comunque da escludere dalla gara o solo in determinati casi si è molto discusso e sentenziato (vedi ex multis, Sentenza Corte di Giustizia Europea 2 maggio 2019 . C-319/18 e seguente Ordinanza Adunanza plenaria Consiglio di Stato, 28 ottobre 2019, n.11).
Io personalmente ritengo che, se l’Amministrazione non ha predisposto opportuna modellistica ovvero non ha consentito agevolmente all’offerente l’esposizione di tali costi, vada operato il soccorso istruttorio. Ciò in considerazione del fatto che l’operatore economico potrebbe effettivamente aver previsto tali oneri nella formulazione del ribasso o nell’offerta tecnica in caso di oev, ma semplicemente non averli esplicitati perché tratto in inganno o impossibilitato per la particolare formulazione del bando di gara. D’altro canto l’art.95 (preso di per se) prevede un obbligo da parte dell’o.e. che presenta l’offerta, ma a ben vedere non una conseguente automatica sanzione espulsiva qualora non lo faccia; questo induce a pensare che – senza variare le condizioni economiche complessive dell’offerta – gli possa essere data la possibilità di giustificare ex-post quel sottoinsieme dei suoi costi totali (il costo della manodopera) che poi hanno determinato, insieme agli altri fattori lo sconto o l’offerta tecnica. Inoltre non si capisce quale potrebbe essere il vantaggio dell’Amministrazione ad escludere – per una carenza tutto sommato di ordine formale – l’impresa che magari potrebbe aver offerto le condizioni più vantaggiose, se poi quell’offerta risultasse congrua, nel rispetto dei minimi salariali e senza alterare le condizioni economiche complessive.
Sul punto c’è chi obietterà che per l’offerta economica non é previsto il soccorso istruttorio per il combinato disposto dell’art.95 comma 10 e dell’articolo 83, comma 9 del Codice.
La questione però qui – a mio modo di vedere – sta proprio nel fatto che l’offerta economica tiene conto di diversi elementi (materiali, manodopera, noli, trasporti, oneri della sicurezza, spese generali e utili di impresa) di cui il costo della manodopera costituisce un sottoinsieme che da solo non può concorrere alla determinazione dell’offerta stessa. I chiarimenti richiesti quindi – sempre che la l’ex specialis di gara non abbia consentito agli oo.ee. di poterli esporre da subito sulla base di opportuna modellistica e nell’impossibilità del concorrente di esplicitarli diversamente, non riguarderebbero l’offerta economica nel suo complesso ma solo quel sottoinsieme di costi – che non alterandone il valore – servono unicamente a verificare la corretta applicazione dei minimi salariali, quella si condizione tutelata dal legislatore e passibile di esclusione del concorrente.
Ma sul punto c’è copiosa giurisprudenza ed ognuno potrà farsi la sua idea in proposito.
In merito poi alla verifica della congruità del costo della manodopera da parte della stazione appaltante e alle eventuali giustificazioni dell’operatore economico, si può evidenziare che non può essere preso a riferimento il solo costo orario applicato – che di per se non può mai essere inferiore ai minimi salariali stabiliti dai CCNL – ma a ben vedere soprattutto le modalità organizzative dell‘operatore economico e la produttività delle maestranze. Mi spiego meglio: a stessi valori di costo della manodopera possono corrispondere produttività più o meno alte, dipendenti dalla possibilità di sfruttare processi standardizzati, particolari attrezzature di lavoro e brevetti, particolari capacità organizzative e di programmazione delle fasi lavorative tra loro interferenti (con benefici sulla riduzione delle tempistiche e quindi di nuovo sui costi e indirettamente persino miglioramenti della condizioni di sicurezza sul
lavoro) ed infine maestranze esperte con elevata produttività oraria, nel rispetto degli standard di qualità previsti dall’appalto. È quindi evidente che l’impresa chiamata a giustificarsi – fatta salva l’inderogabilità dei minimi salariali – ha diverse possibilità di chiarire la congruità dei costi della manodopera esposti nella sua offerta e la stazione appaltante il dovere di prendere seriamente in considerazione tali giustificazioni, sempre che fondate su solide e credibili considerazioni ancorate ai suindicati fattori.
@ingminotti

LA NECESSITÀ DI UN RINASCIMENTO DELLA PA

Un recente studio dell’Associazione Artigiani e piccole imprese di Mestre (vedi link allegato) sostiene che gli sprechi nella pubblica amministrazione hanno un peso superiore e finanche doppio rispetto all’evasione fiscale.

Sulla questione di impone una riflessione: gli sprechi nella Pubblica Amministrazione sono addebitabili in massima parte all’incapacità della stessa di offrire servizi realmente utili a soddisfare i bisogni della cittadinanza.

Lo sa bene, ad esempio, chi si scontra con le inefficienze della (cattiva) burocrazia, chi vanta crediti commerciali con la PA, chi vive in zone scarsamente infrastrutturate, chi subisce le lungaggini della giustizia e di una spesa pubblica inefficace, chi si scontra con i problemi della sanità pubblica e chi non può godere di un efficace trasporto pubblico locale.

In tutto circa 200 miliardi di euro di sprechi che, come detto, creano più danni ai privati cittadini dell’intera evasione delle tasse (stimata in circa 100 miliardi).

Tutto ciò è certamente addebitabile in massima parte a strutture organizzative mal gestite, ad una dirigenza pubblica inadeguata, ad organici ridotti, anziani e demotivati. Poi c’è anche il fenomeno della corruzione e dell’italico vizietto di fregare il prossimo, di sbarcare il lunario facendo il meno possibile (i statali fannulloni, i giovani bamboccioni e chi più ne ha più ne metta).

Secondo me, però, questa seconda parte di motivazioni sono una conseguenza diretta delle storture organizzative della PA.

L’uomo è un essere abitudinario e che si adatta al contesto circostante, quindi chi si trova ad operare all’interno di uffici inefficaci si uniforma all’andazzo ed anzi, in genere, è lo stesso ambiente lavorativo che – se non lo fa – tende ad espellerlo.

Perché le cose cambino bisogna ribaltare completamente l’approccio.

Basterebbe prendere una minima parte di quei 200 mld bruciati ogni anno dalla PA e investirli massicciamente e “strutturalmente” per l’ammodernamento degli Uffici pubblici, valorizzando quanto di buono già esiste ma che rimane fatalmente nell’ombra.

Qualità dei servizi erogati, rispetto dei costi preventivati e scadenze certe. Valutazioni reali del raggiungimento dei risultati attesi e della performance organizzativa (basti pensare che nella maggioranza dei casi, oggi, sono i stessi dirigenti a scriversi i propri obiettivi ?!?).

Questo richiede certamente l’impegno e il cambio di mentalità degli operatori pubblici, dal mega-manager all’ultimo degli impiegati. Ma anche: il rinforzo degli organici, una idonea e costante formazione dei dipendenti, la disponibilità di luoghi di lavoro e di strumentazioni adeguati, la disponibilità di sistemi e reti informative all’avanguardia, attraverso le quali massimizzare la sinergia tra le professionalità interne e tra queste e i cittadini.

Inutile, quindi, aspettarsi miracoli. Finché le regole di funzionamento e l’apparato organizzativo della pubblica amministrazione italiana non saranno completamente rivisti, non potremo competere nel campionato di serie A delle economie mondiali.

E questo costituisce un problema di sopravvivenza del nostro Paese all’interno del mercato globale, che chi ha responsabilità di governance ha il dovere di prendere in seria considerazione, trovando la strada per il Rinascimento della nostra P.A. !

@ingminotti

Pubblica Amministrazione, sprechi per 200 miliardi: l’inefficienza ci costa più dell’evasione

LA BIRKIN E LO STRANO CASO DEL MINISTRO BELLANOVA

A coloro che hanno l’ardire di insultare il neo Ministro delle Politiche Agricole – Teresa Bellanova – per il colore dei suoi vestiti e per il titolo di studio posseduto, insinuando la sua inadeguatezza a ricoprire la carica di Ministro voglio far presente che – nonostante tutti i difetti possibili e immaginabili – c’è solo da essere orgogliosi di una Repubblica come quella Italiana che consente tali asserite nefandezze.

Se vale sempre qualcosa, rammento a costoro che la nostra meravigliosa Costituzione “ancora” sancisce:

Art. 1 – L’Italia e’ una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione;

Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignita’ sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta’ e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese;

Art. 34 – La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita;

Art. 37 – La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore;

Art. 51 – Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

Da non dimenticare inoltre l’art. 46 – Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Non può certo dirsi che la neo Ministra Bellanova non abbia lavorato e tanto, ha addirittura fatto le scuole dell’obbligo e si immagina non debba essere discriminata per sesso, condizioni sociali e personali, passate, presenti e future.

Tra l’altro è in buona compagnia, infatti nella storia della Repubblica sono stati molteplici i Ministri che hanno ricoperto l’incarico senza essere in possesso di laurea. Per ricordarne solo alcuni degli ultimi, di destra e di sinistra tanto per non dare adito a polemiche: Francesco Rutelli, Altero Mattioli, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Umberto Bossi, Giorgia Meloni, Giuliano Poletti, Beatrice Lorenzin.

Siate quindi fieri di una Costituzione che riconosce il diritto a tutti i lavoratori – laureati o non laureati, alti, bassi, belli e brutti, bianchi e colorati, maschi, femmine e transgender, vestiti bene o male, poveri e ricchi – di collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione dell’Azienda Italia.

Siate semplicemente fieri di un sistema repubblicano che dà pari opportunità a tutti, perché triste sarà il giorno in cui per essere nominato Ministro ci sarà bisogno di due lauree, un master e della Birkin di Hermès !!!

#bellanova #governo #italia #conte2 #contebis

@ingminotti

La (ir-)responsabilità degli Amministratori pubblici incapaci

Roma – Anno Domini 2019

Continuiamo così ? Autobus in fiamme, centinaia di tronchi di albero che schiantano a terra all’improvviso (solo nel 2018, 400 con un aumento del 730% rispetto all’anno prima), strade dissestate degne della migliore Parigi-Dakar, una immensa discarica a cielo aperto per la gioia di panciuti gabbiani, ratti e scarafaggi che ringraziano, gare d’appalto ferme in attesa di aggiudicazioni che non arrivano mai, fornitori non pagati per errori di imputazione dei fondi nel bilancio comunale. Approssimazione in tutto, sotto il vessillo sempre sbandierato dell’onestà. Ma un onesto ingegnere che sbaglia i calcoli strutturali non risponde civilmente e penalmente dei suoi errori ? Certo che sì, e meno male ! E allora perché un Amministratore pubblico – onestissimo per carità – che tutti i giorni mette a repentaglio la vita dei cittadini, non dovrebbe essere interdetto immediatamente dall’esercizio dei suoi poteri ?

ingminotti

Game-over ?

Da uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani emergono risultati sull’età dei dipendenti pubblici italiani nel contesto internazionale abbastanza inquietanti. Senza ripetere ciò che è ben spiegato nel suddetto studio (link allegato) viene spontaneo domandarsi: “cosa succederà allorquando i nativi digitali, attraverso un inevitabile repentino turn-over, dovranno dare il cambio ad anziani e ormai demotivati funzionari e dirigenti – magari restii all’utilizzo delle nuove tecnologie – ma sicuramente dotati di maggiore esperienza nella “governance” della P.A. ?”. Mi spaventa più la inevitabile brusca modalità di transizione che il gap generazionale: non vorrei vedere, infatti, i manager del futuro condurre la P.A. utilizzando i tablet alla stregua delle clave ! Game over ?

Osservatorio sui conti pubblici italiani

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