Riflessioni sulla responsabilità amministrativo-contabile dopo la Legge 1/2026.

Il ruolo della Corte dei Conti e del Collegio Consultivo Tecnico nel delicato equilibrio tra tutela dell’erario, decisione pubblica e principio del risultato.

La legge 1/2026 è entrata in vigore all’inizio dell’anno e già la Corte dei conti è stata chiamata a valutarne la reale portata e gli effetti sulla valutazione della responsabilità amministrativo-contabile. La sentenza della Sezione giurisdizionale per il Lazio del 20 febbraio 2026 ha innescato tra gli addetti ai lavori un confronto acceso sul tema del potere riduttivo dell’addebito. Il messaggio che ne emerge è più complesso di quanto il dibattito pubblico possa lasciar intendere.

La Corte avverte che un’applicazione automatica e generalizzata del potere riduttivo tradirebbe la natura stessa dell’illecito contabile. L’azione erariale, ricorda la sentenza, conserva la propria funzione compensativa e deterrente. Non è uno strumento simbolico, né un mero rituale sanzionatorio. È presidio di equilibrio finanziario e di responsabilità gestionale. Non solo, la Corte va oltre. Richiama espressamente la necessità di una interpretazione orientata della riforma, nel rispetto della costituzione e del diritto europeo, ricordando che in materia di finanza pubblica il diritto dell’Unione è sovrano. Questo, secondo la Corte, significa che la responsabilità amministrativa non può essere compressa al punto da rendere inefficace la tutela dell’erario. In un sistema nel quale la gestione delle risorse pubbliche è anche attuazione di obblighi europei di stabilità e sostenibilità finanziaria, l’azione contabile non può essere svuotata attraverso meccanismi automatici. Si afferma in sostanza che solo l’esercizio discrezionale e motivato del potere riduttivo consente di distinguere concretamente tra amministratori “attenti e prudenti” e soggetti “infedeli o incapaci”. Le soluzioni astratte e generalizzate, al contrario, impedirebbero di operare quei distinguo che la riforma dichiara di voler valorizzare.

In sostanza, dalla lettura integrata della legge 1/2026 e del diritto eurounitario, l’illecito contabile conserverebbe natura compensativa e deterrente, respingendo implicitamente l’idea di un depotenziamento generalizzato dell’azione erariale. Allo stesso tempo si riconosce che la riforma impone una valutazione più raffinata, più calibrata, più attenta al caso concreto.

Questa impostazione si inserisce alla fine di un dibattito acceso che ha accompagnato l’approvazione della legge 1/2026. Parte della dottrina ha letto la novella come un intervento fortemente orientato a tutelare gli amministratori, talvolta in modo sbilanciato, segnalando il rischio di una compressione delle prerogative dell’azione contabile e della discrezionalità del giudice. È stato osservato che la riforma, pur giustificata dall’esigenza di superare la “paura della firma”, potrebbe incidere sull’equilibrio tra le parti del processo contabile e sulla funzione stessa della Corte dei Conti, come organo equilibratore con funzioni di deterrenza, che sarebbero minate da soluzioni preimpostate che renderebbero inefficace il potere riduttivo dei giudici contabili. Se l’azione contabile è anche strumento di attuazione del principio di equilibrio di bilancio e di corretta gestione finanziaria, la sua effettività non può essere compromessa. Il potere riduttivo della Corte, in sostanza, non può diventare una falcidia automatica dell’addebito. Deve restare uno strumento discrezionale, fondato su una motivazione congrua e attenta.

Per comprendere fino in fondo questa tensione occorre tornare alla stagione dello scudo erariale. Nel 2020, con l’art. 21 del D.L. 76/2020, il legislatore, in pieno contesto pandemico fu costretto ad una scelta emergenziale: il soggetto agente avrebbe risposto soltanto per dolo o per inerzia. Restava esclusa la colpa grave commissiva. Era una scelta dichiaratamente orientata a favorire l’azione amministrativa in un contesto straordinario, nel quale si chiedeva ai funzionari di decidere rapidamente e di gestire risorse ingenti in un quadro normativo instabile. Si puniva chi non decideva, era ben più grave il danno eventualmente arrecato per inerzia, rispetto a quello derivante da azioni concrete. Si è cercato, quindi, per superare il fenomeno della cosiddetta “burocrazia difensiva”, di affermare la cultura del “fare”, attraverso un alleggerimento della responsabilità erariale e un aggravamento delle condotte inerti. In un contesto che imponeva azioni mirate ad una rapida ripresa economica, dopo la stagnazione pandemica e post-pandemica, la scelta del legislatore fu a dir poco illuminata, anche se, a onor del vero, non pienamente percepita e attuata dalle pubbliche amministrazioni. La norma emergenziale è stata più volte prorogata, anche a causa della difficoltà del Paese di intraprendere una apprezzabile ripresa economica, difficoltà aggravata dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino e solo in parte attenuata dalla straordinaria iniezione di risorse destinate agli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Giubileo 2025.

La legge 1/2026 prova a chiudere quella stagione senza ripristinare integralmente il sistema precedente. Introduce una tipizzazione legislativa della colpa grave, delimitandola a violazioni macroscopiche e inescusabili, e al tempo stesso introduce tetti quantitativi alla condanna, parametrati alla retribuzione del soggetto che ha commesso l’illecito. Inoltre prevede cause esimenti dalla responsabilità, nel caso di conformazione delle decisioni a pareri obbligatori o vincolanti. Il rischio economico diventa quindi prevedibile e, dunque, assicurabile. La responsabilità non scompare, ma si trasforma in un rischio professionale governabile. La sentenza della Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per il Lazio del 20 febbraio 2026, tuttavia, introduce un’alea di incertezza rispetto agli effetti della legge 1/2026 in relazione all’atteggiamento della Corte medesima nella valutazione delle responsabilità amministrativo-contabili, connesse con l’operato dei pubblici uffici/dipendenti, ancorchè improntato al rispetto dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione (art. 97, Cost.), declinati a livello legislativo nei principi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa (art. 1, L. 241/90).

In questo quadro, il ruolo del Collegio Consultivo Tecnico per i contratti di lavori pubblici (obbligatorio per importi superiori alla soglia comunitaria) assume un rilievo specifico, che rimane perfettamente coerente con la disciplina sopravvenuta.  Il Codice dei contratti pubblici prevede infatti che, quando i soggetti agenti della stazione appaltante (RUP/dirigenti) si conformano ai pareri (obbligatori) o alle determinazioni (vincolanti) del CCT, la responsabilità amministrativa resti limitata ai soli casi di dolo o inerzia. Questa previsione, introdotta anch’essa con il DL 76/2020, confermata e rafforzata con l’attuazione del PNRR e stabilizzata con il D.lgs. 36/2023, non rappresenta un residuo dello scudo emergenziale, ma un riconoscimento della qualità del processo decisionale. Il parere del CCT non è l’esito di una valutazione individuale isolata, ma il risultato di un confronto tecnico collegiale, interdisciplinare, tracciato e motivato, assunto a valle di una adeguata istruttoria e nel rispetto del contraddittorio tra le Parti, che hanno esse stesse individuato i componenti in grado di dirimere le controversie e le dispute tecniche che eventualmente dovessero insorgere durante l’esecuzione dell’appalto, potendo persino decidere di conferire alle loro decisioni la natura di lodo contrattuale ex art. 808-ter cpc.

Il CCT offre attualmente uno degli strumenti più efficaci di prevenzione delle dispute tecniche negli appalti pubblici, rappresentando le stesse il principale rischio di fallimento di un’opera pubblica, con conseguente spreco di risorse ed effetti indiretti negativi sul PIL.

In un settore dove i pubblici dipendenti che ricoprono posizioni attive nella programmazione e attuazione degli interventi si trovano a dover gestire risorse economiche ingenti, a volte pari a decine se non centinaia di milioni di euro, in contesti organizzativi spesso fragili, con organici e formazione inadeguata, la “paura della firma” non nasce semplicemente dal peso della responsabilità, ma piuttosto dall’incertezza sui suoi confini e dalla percezione di un rischio personale sproporzionato rispetto agli strumenti disponibili.

Lo strumento del Collegio Consultivo Tecnico rappresenta pertanto un fattore di stabilizzazione della responsabilità e un presidio costante, che accompagna l’esecuzione dell’opera dalla consegna al collaudo, improntato al principio del risultato e della fiducia (artt. 1 e 2, D.lgs.36/2023), dove l’obiettivo principale è sempre il completamento dell’opera pubblica.  In conseguenza di ciò, la condotta inerte rappresenta un comportamento che non può essere tollerato, in quanto foriero di diseconomie e quindi di danni per la collettività, e come tale soggetto pertanto ad accertamenti sulla responsabilità amministrativo-contabile, al pari del dolo.

La sfida a cui è esposto il sistema delle norme che regolano la responsabilità amministrativo-contabile, è nel trovare l’equilibrio tra tre elementi: effettività della tutela dell’erario, proporzionalità della responsabilità e qualità del processo decisionale. In ultima analisi, la responsabilità amministrativa non può essere ridotta a uno strumento di intimidazione preventiva, né trasformata in una formalità depotenziata. Deve restare un presidio reale di legalità, compatibile con la necessità di decidere.

Il vero dilemma non sta nello scegliere tra rigore e azione, ma nel costruire un sistema in cui la decisione della pubblica amministrazione risulti responsabile, coerente, motivata e sostenibile.

LINEE GUIDA MIT 20.02.2026 SULLA GESTIONE INFORMATIVA DIGITALE (GID). La transizione doverosa e opportuna.

Il 20 febbraio 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato le Linee Guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti, in attuazione del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 

Un documento atteso, che chiarisce in modo organico ambito, obblighi, regime transitorio, ruoli e adempimenti preliminari connessi all’adozione dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni.

Perché sono rilevanti?

Dal 1° gennaio 2025 è operativo l’obbligo di adozione dei metodi e strumenti di gestione informativa digitale (BIM/Information Management) per opere di nuova costruzione e interventi su costruzioni esistenti, con stima del costo presunto dei lavori superiore a 2 milioni di euro.

Le Linee Guida accompagnano questo passaggio chiarendo che non si tratta solo di un obbligo tecnico, ma di un mutamento organizzativo e giuridico profondo 

Quali indirizzi concreti per le stazioni appaltanti?

Le Linee Guida ribadiscono tre pilastri imprescindibili:

1️⃣ Formazione strutturata del personale

2️⃣ Atto di organizzazione interno con definizione di ruoli e responsabilità

3️⃣ Dotazione di Ambiente di Condivisione Dati (ACDat) e infrastruttura digitale adeguata

La gestione informativa digitale diventa così uno strumento di:

  • Miglioramento della qualità progettuale
  • Tracciabilità e controllo dei processi
  • Mitigazione dei rischi
  • Continuità informativa lungo il ciclo di vita dell’opera
  • Supporto alla governance e al principio del risultato  

Un cambio di paradigma

Non si tratta solo di “usare il BIM”, ma di:

  • Rendere il modello informativo centrale nel contratto
  • Integrare progettazione, esecuzione e gestione
  • Rafforzare capacità organizzativa e maturità digitale delle amministrazioni
  • Ridurre complessità, varianti e rischi di insuccesso degli investimenti pubblici  

💡 Le Linee Guida rappresentano un passaggio decisivo verso una pubblica amministrazione più strutturata, consapevole e orientata al risultato, in linea con il nuovo Codice dei contratti pubblici.

Gestire la transizione digitale: un dovere e una opportunità

Gestire la transizione digitale con efficacia e tempestività è un dovere della PA, finalizzato al miglioramento dei processi di realizzazione di un opera pubblica in qualità, tempi e costi certi. Senza un’ottimizzazione dei sistemi digitali informatizzati non sarà possibile neanche governare transizione verde, qualità ambientale e sociale, in sostanza la qualità della vita dei cittadini, che poi deve essere il vero obiettivo della pubblica amministrazione. La quantità di dati da controllare e ottimizzare, dei processi da governare in tutte le fasi ed aspetti del ciclo di vita di un opera pubblica ė ormai talmente macroscopica da non poter prescindere dall’utilizzo dei sistemi GID e AI. Un’approccio maturo al nuovo paradigma digitale rappresenta però anche un’opportunità da cogliere da parte degli operatori economici per distinguersi all’interno dei nuovi mercati del pubblic e-procurement.

Chi non si adeguerà ė destinato prima o poi a soccombere !

STRUTTURE DETENTIVE E MANAGEMENT GESTIONALE COMPLESSO

L’approccio sistemico alla complessità detentiva, tra storia, norme e metodologie progettuali teorico pratiche.

Nel mese di maggio 2025 la “LUMSA Human Academy – Fondazione Luigia Tincani”, con la collaborazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, della Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, Ordine degli Architetti della Provincia di Roma, delle Associazioni Across, A.I.G.A, ArTeA, CESP, e Téchne P.A., darà il via al Corso di Alta Formazione in “Strutture detentive e management gestionale complesso”.

Sono lieto di comunicare a tutti i tecnici della PA che è stata sottoscritta una convenzione con la LUMSA Academy che permetterà, unicamente soci di Téchne P.A. in regola con i versamenti delle quote annuali, l’accesso al Corso di Alta Formazione  ad un prezzo super agevolato, considerato il livello dei Partner e del Consiglio Scientifico.

Il Corso è finalizzato al perfezionamento scientifico e professionale di coloro che, in base alla loro preparazione accademica in architettura o ingegneria, sono interessati agli aspetti tecnici, di sicurezza e management gestionale del carcere, inteso anche come economia circolare, ai rapporti con il mondo esterno culturale e produttivo, fino alle complesse problematiche progettuali riguardanti in particolare la costruzione, la manutenzione e la gestione del manufatto edilizio nuovo e/o preesistente, fuori o dentro i centri abitati. Il progetto formativo è teso a fornire un complesso di conoscenze e competenze integrate a carattere sistemico, avvalendosi di esperti nel settore con maturata esperienza quali architetti, ingegneri, medici, psicologi, infermieri, arteterapeuti, avvocati, magistrati, personale di polizia penitenziaria e dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria.

Per info generali sul corso si rinvia al sito Strutture detentive e management gestionale complesso | Lumsa Human Academy

Per info sulla convenzione basta inviare una mail a technepa@technepa.it.

LINK ALL’OPEN DAY DEL 15 APRILE 2025

L’INFINITO CANTIERE DEL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI. IL NUOVO CORRETTIVO E L’APPORTO DELLE DISCIPLINE TECNICHE E GIURIDICHE ALLE SCELTE LEGISLATIVE

Giornata di studi dedicata alla presentazione della seconda edizione del Master “Legislazione e contenzioso delle OO PP. RUP, progettazione ed esecuzione, CCT”
organizzata da ECAMPUS in collaborazione con OIR, FOIR, CAR, OICE e ASSOPM

Il 30 Novembre 2024 si terrà presso la sede dell’Università degli Studi eCampus in Via Matera 18 a Roma la presentazione della seconda edizione del #Master universitario di 2° livello in “Legislazione e contenzioso delle OO.PP., RUP, progettazione ed esecuzione, CCT”, organizzata da eCAMPUS in collaborazione con Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, FOIR – Fondazione Ordine Ingegneri Roma, Camera Amministrativa Romana, OICE e ASSOPM – Associazione Italiana Project Manager.

L’evento, coordinato dal Prof. fabio francario e che vedrà la partecipazione di illustri personalità del mondo degli appalti pubblici, dell’Università e delle professioni, sarà l’occasione per discutere delle criticità del nuovo #codicedeicontrattipubblici #dlgs36_2023 e delle possibili soluzioni messe a punto con il #correttivo di recente approvato dal Consiglio dei Ministri.

Una #manutenzione necessaria del nuovo codice, alla luce dell’esperienza maturata nei primi 18 mesi dalla sua entrata in vigore dalle professionalità tecniche e giuridiche concretamente chiamate alla sua applicazione.

Il Master, anche nella sua seconda edizione, mantiene e punta decisamente sull’importanza di una #formazione #interdisciplinare rivolta agli operatori sia interni che esterni alla #PA tenuti all’applicazione del codice dei contratti pubblici: #ResponsabiliUnicidelProgetto, ma anche a #liberiprofessionisti e personale delle #imprese che erogano servizi per la pubblica amministrazione.

In particolare, la seconda edizione del Master prevede un corposo pacchetto di ore di formazione sul #projectmanagement, propedeutico all’ottenimento della certificazione di #PM da parte di Enti riconosciuti da Accredia.

Le lezioni, al fine di potere venire incontro a tutte le esigenze, potranno essere seguite in modalità #blended, ossia interamente in presenza nella sede eCampus di Roma, con il vantaggio di poter interagire con i docenti in aula, oppure in collegamento da remoto.

L’iniziativa si pone nel solco, tracciato dai partner organizzatori del Master, di una azione incisiva finalizzata di innalzare il livello generale di cooperazione tra le stazioni appaltanti e gli operatori economici, nonché la qualità delle azioni necessarie a garantire un elevato livello di qualità dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici, in tutte le sue fasi, dalla #programmazione, alla #progettazione come #design, all’#affidamento ed #esecuzione, nel loro insieme da intendere come il #progetto dell’opera pubblica.

Presentato il master “Legislazione e contenzioso delle opere pubbliche. RUP, progettazione ed esecuzione, CCT”

Presentato il master “Legislazione e contenzioso delle opere pubbliche. RUP, progettazione ed esecuzione, CCT”

Il 25 ottobre 2023 si è tenuta presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma la cerimonia inaugurale del Master Universitario di secondo livello – “Legislazione e contenzioso delle opere pubbliche. RUP, progettazione ed esecuzione, CCT” erogato dall’Università E-Campus.

Ho avuto il piacere di partecipare alla cerimonia, moderata dal Direttore del Master Prof. Fabio Francario, insieme a:

On. le Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti;

Ing. Massimo Sessa, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;

Ing. Massimo Cerri, Presidente dell’Ordine Ingegneri di Roma;

Ing. Giorgio Lupoi, Presidente dell’OICE;

Dott. Alfredo Storto, Capo di Gabinetto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti;

Prof. Ing. Enzo Siviero, Rettore dell’Università eCampus;

Ing. Filippo Cascone, Presidente della Fondazione dell’Ordine Ingegneri di Roma;

Il Viceministro Rixi ha posto l’accento sull’importanza del risanamento e potenziamento delle infrastrutture e in generale del patrimonio immobiliare del nostro paese.

La tragedia del ponte Morandi è un segnale troppo grave e deve rappresentare un monito sullo stato delle opere pubbliche del nostro Paese, che risentono del peso degli anni. Le infrastrutture andrebbero monitorate e potenziate per garantire quel supporto logistico e strategico indispensabile alla crescita economica italiana.     

L’Ing. Massimo Sessa, Presidente del Master, ha rimarcato l’importanza del fattore umano. In un epoca in cui non è possibile prescindere dalla digitalizzazione è necessario un ricambio generazionale anche nella pubblica amministrazione. L’esperienza deve affiancarsi alla visione prospettica, alla vitalità e all’entusiasmo che solo i giovani professionisti (ingegneri, architetti, giuristi, economisti) possono garantire, valorizzandone le competenze e i profili di responsabilità anche dal punto di vista economico. Bisognerebbe rendere maggiormente attrattivo il ruolo dei soggetti agenti nella PA (dirigenti e funzionari) e invertire l’inesorabile emorragia di risorse umane verso il settore privato. 

L’ing. Cerri e l’ing. Lupoi hanno sottolineato l’importanza della sinergia che, attraverso questo Master, si è finalmente attivata tra mondo delle istituzioni, imprese, professionisti e società di ingegneria e architettura. Un cambiamento culturale di cui c’era un estremo bisogno in quanto PA, imprese, società di ingegneria e professionisti in genere sono attori imprescindibili per garantire un adeguato livello di qualità nei processi manageriali di realizzazione delle opere pubbliche.

La formazione, specialistica di alto livello, per troppi anni relegata a fattore residuale, deve necessariamente assumere un ruolo centrale nelle organizzazioni pubbliche e private, al pari delle esperienze concrete sul campo.

Il Dott. Storto ha fatto presente che, nonostante il passo avanti fatto dal nuovo codice dei contratti e dai decreti Semplificazioni, lo snellimento delle attività connesse alla realizzazione di un’opera pubblica, soprattutto riguardo alle grandi infrastrutture, risente ancora dell’eccesiva sovrapposizione di competenze di amministrazioni e Enti chiamati a rilasciare autorizzazioni e pareri. È indispensabile agire a livello legislativo in maniera ancora più incisiva sullo snellimento della burocrazia. 

Ho potuto evidenziare la necessità di un contrasto deciso alla burocrazia difensiva, il fenomeno anche detto della “paralisi della firma” che purtroppo continua a essere un ostacolo ai processi decisionali, con gravi ripercussioni sulle tempistiche e la qualità dei risultati attesi. Innalzare il livello di competenza interdisciplinare e consapevolezza degli operatori della PA è fattore imprescindibile alla concreta creazione della figura del Project Manager Pubblico.

Certamente, come fatto presente dal Prof. Francario, il deficit formativo è una delle principali cause di incertezza e spesso inadeguatezza nelle scelte di dirigenti e funzionari deputati alla programmazione e realizzazione di un’opera pubblica. L’adeguata formazione, la digitalizzazione e l’approccio manageriale non possono rimanere sterili concetti richiamati dal codice,  ma richiedono impegno per la loro concreta attuazione, senza la quale il livello di qualità richiesto alle stazioni appaltanti e agli operatori economici non potrà mai e poi mai innalzarsi a valori adeguati alle reali necessità.

Per questo, insieme a tutto Consiglio scientifico si è pensato ad un Master veramente multidisciplinare e unico nel suo genere, perché progettato in maniera integrata da ingegneri e giuristi specializzati nella materia degli appalti pubblici.

Il Master, organizzato dall’Università degli Studi eCampus in collaborazione con la FOIR – Fondazione Ordine Ingegneri Roma, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, la Camera Amministrativa Romana e l’OICE, è utile a Dirigenti delle stazioni appaltanti tenute all’applicazione del codice dei contratti, a Responsabili Unici del Progetto (RUP) e del Procedimento (RP), in una parola ai Project Manager Pubblici (PMP), ma anche a liberi professionisti e personale delle imprese che erogano servizi per la pubblica amministrazione.

LA GIORNATA DI PRESENTAZIONE DEL MASTER

Gli effetti del Nuovo Codice dei contratti pubblici sulle opere del PNRR

L’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici ha aperto tra gli operatori del settore parecchi interrogativi su quali ripercussioni la nuova regolamentazione degli appalti possa avere sulle opere del PNRR, sia avviate che ancora da avviare. La convivenza per un certo periodo di vecchio, nuovo codice e delle norme di semplificazione dettate dai DL 76/2020 e DL 77/2021, soprattutto nel caso delle opere del PNRR che come ben noto devono rispettare stringenti e inderogabili tempistiche di attuazione, ha creato a tal proposito un forte disorientamento. Per questo il 10 ottobre presso l’Ordine degli Ingegneri di Roma si terrà un convegno dal titolo “Effetti del nuovo Codice dei Contratti pubblici sulle gare del PNRR”, dove cercheremo di capire quali sono gli aspetti di semplificazione confluiti nel nuovo Codice dei Contratti pubblici, l’applicazione del D.lgs. 36/2023 alle gare dei progetti finanziati con il PNRR, nonché la disciplina transitoria dei decreti semplificazioni e del Codice 50/2016 applicabile alle opere PNRR. Un Focus sulla valutazione dei progetti PNRR da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, nonché un caso pratico di un opera PNRR in corso di realizzazione a Roma, saranno certamente utili a comprendere la complessità delle tematiche trattate.

Vi aspettiamo numerosi, esclusivamente in presenza presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri di Roma in Piazza della Repubblica, 59 – Roma.

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