Emergenza #coronavirus e ricorso alle procedure di #urgenza per l’affidamento degli #appalti della #PA.

In questi giorni difficili, dove tutti siamo impegnati ad affrontare l’emergenza sanitaria in atto e far fronte alla #pandemia dovuta al contagio del #covid19, il Presidente del Consiglio dei Ministro #giuseppeconte ha emanato una serie di #dpcm per lo più mirati a garantire il distanziamento sociale e adeguati sostegni finanziari a #imprese e #famiglie.

Le azioni poste in atto sono sensate e hanno avuto l’avallo della comunità scientifica nonché di tutte le forze politiche. Anzi c’è chi ritiene che sia necessario un’ulteriore giro di vite attraverso la chiusura totale di #industrie, #trasporti e #cantieri. Tutto lo sforzo comunque è teso ad evitare i contatti tra le persone e rafforzare il sistema sanitario nazionale.

L’emergenza #coronavirus non può però costituire l’escamotage per l’inappropriato utilizzo delle norme e il ricorso indiscriminato e ingiustificato a procedure di urgenza e somma urgenza per l’affidamento degli #appalti della #PA.

L’#emergenza di #protezionecivile infatti impone certamente deroghe al sistema di procurement di #lavori #forniture e #servizi della #pubblicaamministrazione, ma nei limiti del perimetro delle regole e delle deroghe definite nelle #ordinanze, senza per questo dimenticare e calpestare l’insieme delle fonti ordinarie che regolano ogni settore della nostra vita.

La dichiarazione e definizione dello stato di #emergenzanazionale è una precisa responsabilità di chi ci governa; ma, pur nell’urgenza di prendere decisioni difficili, le scelte debbono essere improntate alla fermezza ma anche alla lucidità; l’ansia da prestazione in questi casi non può esistere perché occorre innanzitutto ridurre al minimo la possibilità di errori, ma anche continuare a garantire parità di trattamento, non discriminazione e la stessa sopravvivenza degli operatori economici.

Troppe volte in passato abbiamo assistito a gestioni commissariali che, con la scusa dell’emergenza, non hanno fatto altro che portare acqua al mulino privato, facendo allo stesso tempo macerie della cosa pubblica.

Pertanto, SI a regole puntuali per far fronte alla #pandemia, anche con deroghe e procedure di urgenza e somma urgenza, ma solo ed esclusivamente per porre rimedio ai danni provocati dal #virus.

NO invece all’utilizzo indiscriminato delle deroghe e all’inappropriata applicazione delle norme per tutto ciò che può essere gestito attraverso l’ordinaria amministrazione.

Se vogliamo uscire da questo tunnel e ripartire più forti di prima, dobbiamo evitare la barbarie istituzionale e salvaguardare le regole di convivenza civile.

Solo così #andratuttobene.

@ingminotti

#andràtuttobene

L’IMPORTANZA DI UNA BUROCRAZIA EFFICIENTE PER LA GESTIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI

Come ben noto il settore degli appalti pubblici costituisce un asset di primaria importanza per l’economia nazionale, da sempre al centro del dibattito sia politico, sia della società civile. La materia si presenta particolarmente delicata in quanto richiede una speciale attenzione al corretto utilizzo delle risorse da parte delle stazioni appaltanti, alla selezione degli operatori economici, ai criteri di trasparenza e non discriminazione nelle procedure di affidamento dei contratti, senza parlare delle attività di prevenzione e repressione di potenziali fenomeni corruttivi.

L’efficacia dell’azione tecnico-amministrativa connessa alla progettazione e realizzazione di una commessa pubblica, non può che essere subordinata alla capacità delle stazioni appaltanti e degli operatori economici di interagire in un contesto caratterizzato da un approccio manageriale, ispirato alla qualità, nonché alla cultura e comprensione della responsabilità che ognuno degli attori del processo ha nei riguardi della collettività, per far sì che gli obiettivi programmati corrispondano ai reali bisogni dei cittadini.

La disponibilità di un tale contesto organizzativo ed operativo, strutturato in reti di stazioni appaltanti ed imprese seriamente qualificate non è cosa da poco in quanto non passa solo attraverso la qualificazione e la buona volontà degli operatori, ma soprattutto da un decisivo cambio di mentalità e culturale, che richiede un notevole impegno in special modo nelle attività formative, informative e di sensibilizzazione, più che sulla iper-produzione di norme e regolamenti, troppo spesso emanati frettolosamente, con l’effetto di disorientare piuttosto che orientare.

Ciclicamente e ormai oserei dire costantemente gli stakeholders lamentano lo sconcerto di fronte alla confusione che il legislatore ha operato attraverso l’emanazione e la parallela abrogazione delle fonti normative che disciplinano la materia degli appalti pubblici, passando repentinamente da un rigido approccio regolatorio, ancorato storicamente a norme vincolanti, a un impianto giuridico caratterizzato da regole leggere e non vincolanti.

Un simile e radicale cambiamento avrebbe dovuto essere anticipato da una seria qualificazione delle stazioni appaltanti che, in un contesto di soft-law, sono chiamate ad una maggiore responsabilità nelle decisioni, il che teoricamente potrebbe anche costituire l’occasione per lo snellimento e la sburocratizzazione delle procedure. Purtroppo, nulla è stato fatto a tal riguardo, il tema della qualificazione delle stazioni appaltanti è rimasto lettera morta e l’effetto è stato esclusivamente quello di ingenerare negli operatori pubblici confusione e incertezza. In tale contesto non di rado prevale la politica del non fare rispetto all’agire; intraprendere azioni che portano alla concreta realizzazione di progetti e opere pubbliche, infatti, è sempre più spesso sentito, da parte dei funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione, solo come fonte di rischio di responsabilità erariali o addirittura penali.

Una tale deriva è quanto di più dannoso ci si possa augurare ed è proprio per questo che diventa sempre più pressante l’esigenza di individuare le criticità del sistema e rimuoverle, affinché processi e procedimenti tecnico-amministrativo di un appalto pubblico tornino ad essere governati da apparati burocratici efficienti ed efficaci.

L’innovazione digitale delle PA, attraverso l’utilizzo di piattaforme integrate di gestione dei dati e delle informazioni, unitamente ad una costante e seria azione formativa erogata a favore di funzionari delle stazioni appaltanti e parallelamente agli operatori economici che erogano servizi verso la p.a., nonché l’offerta di momenti di confronto attraverso seminari e convegni sui temi specialistici del mondo degli appalti pubblici, costituiscono infine fattori imprescindibili per un significativo miglioramento del sistema,  con benefiche ricadute sia per l’operato della parte pubblica, sia per il lavoro di imprese e professionisti.

Per queste ragioni – in questo campo – più che la sterile azione del legislatore, è il dibattito pubblico tra tecnici, esperti nel campo giuridico-economico e cittadini, che potrà contribuire a far convergere la qualità attesa con quella erogata, in altre parole a rendere efficiente il sistema organizzativo deputato alla gestione degli appalti pubblici, che poi è quello che ogni cittadino si aspetta dalla PA.

#contrattipubblici #dlgs50 #codicecontratti #appaltipubblici #pubblicaamministrazione #pa
#technepa

@ingminotti

LA NECESSITÀ DI UN RINASCIMENTO DELLA PA

Un recente studio dell’Associazione Artigiani e piccole imprese di Mestre (vedi link allegato) sostiene che gli sprechi nella pubblica amministrazione hanno un peso superiore e finanche doppio rispetto all’evasione fiscale.

Sulla questione di impone una riflessione: gli sprechi nella Pubblica Amministrazione sono addebitabili in massima parte all’incapacità della stessa di offrire servizi realmente utili a soddisfare i bisogni della cittadinanza.

Lo sa bene, ad esempio, chi si scontra con le inefficienze della (cattiva) burocrazia, chi vanta crediti commerciali con la PA, chi vive in zone scarsamente infrastrutturate, chi subisce le lungaggini della giustizia e di una spesa pubblica inefficace, chi si scontra con i problemi della sanità pubblica e chi non può godere di un efficace trasporto pubblico locale.

In tutto circa 200 miliardi di euro di sprechi che, come detto, creano più danni ai privati cittadini dell’intera evasione delle tasse (stimata in circa 100 miliardi).

Tutto ciò è certamente addebitabile in massima parte a strutture organizzative mal gestite, ad una dirigenza pubblica inadeguata, ad organici ridotti, anziani e demotivati. Poi c’è anche il fenomeno della corruzione e dell’italico vizietto di fregare il prossimo, di sbarcare il lunario facendo il meno possibile (i statali fannulloni, i giovani bamboccioni e chi più ne ha più ne metta).

Secondo me, però, questa seconda parte di motivazioni sono una conseguenza diretta delle storture organizzative della PA.

L’uomo è un essere abitudinario e che si adatta al contesto circostante, quindi chi si trova ad operare all’interno di uffici inefficaci si uniforma all’andazzo ed anzi, in genere, è lo stesso ambiente lavorativo che – se non lo fa – tende ad espellerlo.

Perché le cose cambino bisogna ribaltare completamente l’approccio.

Basterebbe prendere una minima parte di quei 200 mld bruciati ogni anno dalla PA e investirli massicciamente e “strutturalmente” per l’ammodernamento degli Uffici pubblici, valorizzando quanto di buono già esiste ma che rimane fatalmente nell’ombra.

Qualità dei servizi erogati, rispetto dei costi preventivati e scadenze certe. Valutazioni reali del raggiungimento dei risultati attesi e della performance organizzativa (basti pensare che nella maggioranza dei casi, oggi, sono i stessi dirigenti a scriversi i propri obiettivi ?!?).

Questo richiede certamente l’impegno e il cambio di mentalità degli operatori pubblici, dal mega-manager all’ultimo degli impiegati. Ma anche: il rinforzo degli organici, una idonea e costante formazione dei dipendenti, la disponibilità di luoghi di lavoro e di strumentazioni adeguati, la disponibilità di sistemi e reti informative all’avanguardia, attraverso le quali massimizzare la sinergia tra le professionalità interne e tra queste e i cittadini.

Inutile, quindi, aspettarsi miracoli. Finché le regole di funzionamento e l’apparato organizzativo della pubblica amministrazione italiana non saranno completamente rivisti, non potremo competere nel campionato di serie A delle economie mondiali.

E questo costituisce un problema di sopravvivenza del nostro Paese all’interno del mercato globale, che chi ha responsabilità di governance ha il dovere di prendere in seria considerazione, trovando la strada per il Rinascimento della nostra P.A. !

@ingminotti

Pubblica Amministrazione, sprechi per 200 miliardi: l’inefficienza ci costa più dell’evasione

La (ir-)responsabilità degli Amministratori pubblici incapaci

Roma – Anno Domini 2019

Continuiamo così ? Autobus in fiamme, centinaia di tronchi di albero che schiantano a terra all’improvviso (solo nel 2018, 400 con un aumento del 730% rispetto all’anno prima), strade dissestate degne della migliore Parigi-Dakar, una immensa discarica a cielo aperto per la gioia di panciuti gabbiani, ratti e scarafaggi che ringraziano, gare d’appalto ferme in attesa di aggiudicazioni che non arrivano mai, fornitori non pagati per errori di imputazione dei fondi nel bilancio comunale. Approssimazione in tutto, sotto il vessillo sempre sbandierato dell’onestà. Ma un onesto ingegnere che sbaglia i calcoli strutturali non risponde civilmente e penalmente dei suoi errori ? Certo che sì, e meno male ! E allora perché un Amministratore pubblico – onestissimo per carità – che tutti i giorni mette a repentaglio la vita dei cittadini, non dovrebbe essere interdetto immediatamente dall’esercizio dei suoi poteri ?

ingminotti

Game-over ?

Da uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani emergono risultati sull’età dei dipendenti pubblici italiani nel contesto internazionale abbastanza inquietanti. Senza ripetere ciò che è ben spiegato nel suddetto studio (link allegato) viene spontaneo domandarsi: “cosa succederà allorquando i nativi digitali, attraverso un inevitabile repentino turn-over, dovranno dare il cambio ad anziani e ormai demotivati funzionari e dirigenti – magari restii all’utilizzo delle nuove tecnologie – ma sicuramente dotati di maggiore esperienza nella “governance” della P.A. ?”. Mi spaventa più la inevitabile brusca modalità di transizione che il gap generazionale: non vorrei vedere, infatti, i manager del futuro condurre la P.A. utilizzando i tablet alla stregua delle clave ! Game over ?

Osservatorio sui conti pubblici italiani

Incarichi in materia antincendio a personale della P.A., deontologia professionale e codice di comportamento.

In merito ai dubbi circa l’obbligatorietà o meno di iscrizione dei funzionari tecnici dipendenti delle amministrazioni statali negli elenchi del Ministero dell’interno per il rilascio di certificazioni in materia antincendio e presentazione di pratiche SCIA o CPI, é dirimente il testo del DM 16.5.86, tutt’ora in vigore, che esclude tale obbligo per i funzionari destinatari di incarichi conferiti dalle amministrazioni di appartenenza. Lo stesso va altresì coordinato con l’obbligo, valido per tutti i professionisti antincendio, di aver seguito il “corso base di 120 ore” e i suoi aggiornamenti, nonché come previsto dallo stesso DM, con il possesso di adeguata preparazione tecnica rispetto all’incarico da assolvere e alla funzione ricoperta, dovendosi intendere – a parere di chi scrive – la possibilità di espletare l’incarico in base alla complessitá dello stesso commisurata all’esperienza professionale, nonché come sempre ai carichi di lavoro. La materia é particolarmente delicata in quanto connessa ad esigenze di sicurezza pubblica. Non dobbiamo dimenticare infatti che il professionista antincendio é garante in quanto pubblico funzionario della legalità e correttezza dell’azione amministrativa, che si estrinseca, nel caso di specie, attraverso l’erogazione di una prestazione tecnicamente affidabile, della quale risponde personalmente sia dal punto di vista civile, sia penale. È finanche pleonastico pertanto affermare che al di là del formale possesso dei requisiti di idoneità tecnica e professionale gli incaricati debbano garantire l’efficacia della prestazione, nel prioritario interesse della salvaguardia della salute e sicurezza pubblica. E ciò astenendosi laddove l’incarico esorbita le proprie capacità, nel rispetto dei codici di deontologia professionale e di comportamento.

La P.A. vista dal suo interno e ruolo delle Associazioni tecniche di categoria.

Téchne P.A., l’Associazione dei tecnici della pubblica amministrazione, in occasione della campagna di tesseramento 2019, ha chiesto agli iscritti, attraverso un sondaggio anonimo, la propria opinione riguardo all’operato della Associazione nel suo primo anno di vita. Insieme a suggerimenti e proposte per una più efficace azione a favore delle legittime aspettative degli associati ne è emerso un quadro pressoché desolante della qualità del servizio della P.A. a favore dei cittadini. L’indifferenza dei vertici dirigenziali rispetto alle legittime aspettative dei lavoratori, tutti professionisti con pluriennale e lodevole esperienza nella programmazione, progettazione e gestione dei lavori pubblici, non può che significare la mancanza di una vision strategica rispetto alle azioni indispensabili a garantire una adeguata performance organizzativa. La sensazione di distanza che i dipendenti avvertono rispetto al vertice amministrativo ci restituisce un quadro di inadeguatezza dell’apparato burocratico, rispetto ad una più auspicabile azione sincronizzata delle varie componenti per il raggiungimento degli obiettivi necessari a soddisfare i bisogni dei cittadini. La sensazione di indifferenza nei riguardi delle giuste prospettive di carriera dei dipendenti, soprattutto se conseguenti ai reali, concreti e misurabili positivi risultati raggiunti sul campo, non fanno che ingenerare elementi de-motivazionali e senso di frustrazione, che è esattamente il contrario di quello di cui ogni Organizzazione ha bisogno. L’Associazione allora ha il compito e il dovere di canalizzare tali insofferenze, nel tentativo di promuovere un miglioramento della qualità del servizio offerto alla collettività. Ma a nulla può servire ogni sforzo se chi ha l’onere nonché l’onore di governare la P.A. non vuole ascoltare. Nella speranza che con gli attuali interlocutori qualcosa possa cambiare, rimane l’importanza delle Associazioni come Téchne P.A. che hanno il ruolo e lo scopo di far emergere le criticità del sistema per migliorarlo dal suo interno.

IL VICE PRESIDENTE DI TÉCHNE P.A.

Inizia con un blog su WordPress.com.

Su ↑